Morata: “Senza gol stavo per impazzire”

L’attaccante bianconero racconta il periodo nero e riparte dai due gol segnati all’Inter: «Mi sono portato i miei problemi personali in campo». Buffon mi ha detto: «Basta piangerti addosso

Morata avvolge l’auricolare al telefono e anche un po’ la sua storia. Ha preso fiato dopo i due gol segnati all’Inter e mette a fuoco la situazione: «E’ la prima volta nella mia vita che mi capita di restare senza segnare così a lungo. Stavo per impazzire».

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Tira lunghi respiri mentre racconta e ripete calmo «impazzire. Ci tiene a chiarire che non è un parolone uscito a casaccio. Il periodo nero ancora lo tormenta. Colpa di quei «problemi personali» che preferisce non definire: «Sono problemi della vita che possono capitare a tutti, ma io li ho portati in campo e in allenamento, me li sono trascinati dietro e per questo non si vedeva più il giocatore dell’anno scorso».

Una zavorra. Ha avuto qualche magone sentimentale, ha cambiato casa, ha sentito tante storie sul suo conto e poi chissà che altro. Ha un gran bisogno di rimettere ordine. A partire dai gol: «Credevo di sbloccarmi prima, ci ho provato tante volte ma poi succede che non sei lucido. Anche contro l’Inter, sono sicuro che se non mi fossi liberato con il rigore non sarei riuscito a segnare la seconda rete, non avrei mai visto quella palla perché è tutto istinto e devi essere libero per coglierlo».

 

Tra le tante turbative forse anche il richiamo del Real Madrid e quella complicatissima clausola che un po’ lo lega alla squadra in cui è cresciuto e un po’ lo mette alla prova ogni volta: «Parlo con i miei amici al Real e spero sempre che vincano tutto fino a che non si trovano contro di noi. Ma guardate, con la stagione che ho fatto fino a qui c’è poco da parlare di clausole». Gli basta ripensare a tutte le partite in cui è rimasto a secco per agitarsi ancora: «Devo ringraziare la famiglia, gli amici e la squadra. Buffon ha parlato tanto con me, mi ha detto «basta piangerti addosso, dimostra chi sei. Gli devo molto è una leggenda del calcio e una grande persona». Però pure sui punti di riferimento la confusione continua perché ora ad allenare il Real Madrid c’è Zinedine Zidane: «E’ stato il mio secondo allenatore quando giocavo in Spagna. Quando ero ragazzino andavo a vederlo allo stadio con i miei genitori, per me è un idolo». E tra idoli, leggende e clausole è facile perdere l’orientamento. Per ritrovare la strada e decidere del proprio destino servono i gol.

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