Informazione e Comunicazione:diritto di tutti!

Informazione e comunicazione hanno un solo destino..essere oscurati o incaprettati,soprattutto se si vive in città o regioni dove vige la legge ” Qui comando io “.

Anni di storia racchiudono questi due termini ma soprattutto luminari che,chi siede al comando,dovrebbe conoscere a fondo: F. de Saussure,Chomsky,ecc..non conoscono o negano di conoscerla.

Chissà perchè mi chiedo..eppure oggi il Paese più invidiato al mondo per secoli,l’Italia,si trova al primo posto per:

 

  1. numero di giornalisti denunciati
  2. numero di giornalisti mal pagati
  3. numero di giornalisti che sono passati a fare gli addetti stampa per il politico di turno
  4. numero di giornalisti che fanno tutto al di fuori dei giornalisti

senza parlare dei tanti laureati in giornalismo o scienze della comunicazione che per esercitare,devono fare tirocinio per pochi spiccioli o gratuitamente per due anni per poi fare esami per essere abilitati come pubblicisti,sempre se poi qualche quotidiano li assume.

Ma ritornando al tema principale,che cos’è questa informazione? Scriveva Gregory Bateson: ” l’informazione è la percezione di una differenza “.

A questo punto il concetto diventa più facile se alla parola ” percezione ” attribuiamo ad esempio che ogni giorno ascoltiamo i suoni grazie all’udito (quindi percepisco con le orecchie).

Mi resta da chiarire il concetto di comunicazione!

Ora se all’esempio di prima,sostituisco il suono con le parole delle persone che ogni incontro con le quali ho: un dialogo di lavoro,un confronto di idee,uno scambio di opinioni politiche ecc.. ecco che avviene una comunicazione,in quanto le parole sono espresse da un linguaggio vocale umano e attraverso un dialogo che prevede una conoscenza della società in cui si vive.

Chiarito il concetto,sorge un dubbio: perchè per scrivere bisogna essere giornalisti o appartenere ad un ordine dei giornalisti?

Un pò di storia,forse,potrebbe istruire alcuni e chiarire il concetto ad altri…

Possiamo dire che il potere incarnato e nello stesso tempo intrecciato dal sistema dell’informazione è stato sempre oggetto di una costante discussione civile; fin dalla metà del XIX secolo i giornalisti hanno mostrato una precoce ed orgogliosa coscienza del proprio ruolo pubblico.

Ma dobbiamo sottolineare che alle spalle di questa consapevolezza stanno le battaglie che giornalisti ed intellettuali hanno e stanno combattendo per la conquista e la difesa della libertà di stampa,così come sancito da diverse costituzioni,come quella italiana di cui all’art. 21:

 

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. »

 

A tale vicenda storica del giornalismo si accompagna,poi,l’emergere di una nuova categoria della realtà: l’opinione pubblica, intesa come l’insieme di cittadini che leggono i giornali e attraverso essi si informano degli avvenimenti capaci di condizionare le loro esistenze.

L’opinione pubblica diventa così un soggetto attivo, in grado di esercitare tramite uno scritto (oggi ad esempio i commenti su blog,sui social o la creazione di un blog)un vincolo sull’azione dei governi.

Invece la stampa, che ne interpreta gli umori con uno spazio variabile di autonomia e di libertà (quindi di forzatura), si colloca accanto al parlamento, all’esecutivo e alla magistratura, come un quarto potere.

In quasi tutti i paesi europei giornali e riviste sin dal Medioevo ,infatti,hanno vissuto in regime di privilegio monopolistico concesso dai monarchi a prezzo di una censura preventiva, che di fatto riduce la stampa a portavoce ufficiale delle istituzioni. Dopo le varie rivoluzioni, invece, il tema dell’indipendenza dal potere politico contribuì a fondare una nuova identità dal giornalista, la cui libertà di indagine e di espressione si pone a tutela del diritto all’informazione di ogni cittadino.

L’avvento di internet,infine,ha aperto la strada ad un nuovo giornalismo sempre più libero.

Ma tracciamo meglio il quadro italiano..

Il caso italiano continua,come sempre, a sfuggire alla partizione tipica degli altri paesi ma analizziamo bene ciò di cui abbaimo parlato prima..la bene amata “ Costituzione Italiana “ !

La costituzione entrata in vigore nel 1948 sancisce all’articolo 21 la libertà di stampa; la legge apposita prevede la possibilità del sequestro di periodici con l’obbligo di convalida del magistrato entro 24 ore. Non viene invece riformato il codice penale, che continua a considerare reati a mezzo stampa:

  • l’istigazione all’evasione degli obblighi militari
  • l’apologia sovversiva e antinazionale
  • il vilipendio delle istituzioni e della religione di stato
  • l’incitamento a pratiche contro la procreazione
  • l’attentato alla morale familiare

La ricostruzione della Federazione nazionale della stampa conduce alla stipulazione di un contratto nazionale che prevede il praticantato presso la redazione di quotidiani (e non di periodici, sintomo di una singolare ristrettezza di vedute) come via obbligata di accesso alla professione e la costituzione di comitati di redazione con compiti di verifica e tutela delle condizioni contrattuali.

Nel 1963 nasce l’O.D.G. (Ordine dei Giornalisti) una struttura assente nella maggior parte delle nazioni, che si limita a riconoscere le associazioni sindacali di categoria, come ente di diritto pubblico, unico e obbligatorio, cui si accede per esame di stato.

Gli anni 90 segnano così un ritorno in grande stile di editori non puri alla guida dei maggiori quotidiani: direttamente o indirettamente sono sotto il controllo di grandi imprenditori (Agnelli, Berlusconi, De Benedetti) che sia per dimensioni sia per settore produttivo necessitano di rapporti privilegiati con il potere politico. L’impresa giornalistica si configura come un’impresa-appendice, strumento di un’attività di pressioni politiche che in Italia manca di luoghi e strutture ad essa deputati in modo trasparente. È così che tentativi giornalistici ‘puri’ come L’Indipendente nel 1991 o La Voce di Montanelli nel 1994 appaiono destinati a rapido fallimento, perché scontano nello stesso tempo la staticità del mercato e la mancanza di appoggi nei poteri forti imprenditoriali.

Paragonata a quella americana, la stampa italiana mostra:

  • un più alto livello culturale
  • una maggiore influenza dei comitati di redazione
  • un grado più elevato di politicizzazione
  • una scarsa mobilità professionale (i giornalisti italiani sembrano quasi illicenziabili)
  • una scrittura più complessa che mette in evidenza la mancanza di copy editor, di figure professionali esclusivamente dedite alla riscrittura degli articoli

Nonostante la crescita impetuosa di altri consumi e con l’eccezione dei settimanali, il pubblico italiano continua insomma ad avvicinarsi molto poco alla carta stampata, non solo a quella quotidiana, ma anche a quella dei libri.

Alla pari del caso italiano, anche quello francese mette in evidenza le organiche connessioni tra quarto potere e potere politico: i processi più vistosi di concentrazione delle testate non possono verificarsi senza una complicità delle istituzioni e una pratica vacanza o inefficacia delle legislazioni nazionali antitrust. Ne consegue un ricorrente carattere filogovernativo e conservatore dei giornali e delle televisioni di proprietà dei gruppi più potenti. In Europa sono ormai molti i casi in cui questo quarto potere così concentrato si identifica direttamente o indirettamente con il potere politico, con effetti potenzialmente dannosi per il buon funzionamento di una democrazia pluralistica.

La storia del giornalismo può essere descritta anche come una storia di generazioni, ciascuna delle quali succede alla precedente senza cancellarla, ma intrecciandosi ad essa.

All’inizio degli anni 80 si perfezionano e si standardizzano i programmi per la trasmissione dei dati. Tutte le reti ‘civili’ si unificano quindi costituendo Internet: nella seconda parte degli anni 80 si sviluppano liste di discussione e comunità particolari di utenti sulla base di una filosofia comune di accesso libero e gratuito. Nel 1991 vengono elaborati i protocolli del World Wide Web (‘la rete mondiale’), il sistema più popolare di uso di Internet. Negli anni immediatamente successivi nascono i primi siti, ai quali gli utenti possono accedere per via telematica, ricavandone informazioni di vario tipo e lasciando messaggi e domande nelle apposite caselle di posta elettronica. Si diffonde l’espressione ‘navigare in Internet’ ed escono i primi programmi finalizzati a trovare siti nella rete e così via..ma è inevitabile che il massimo dell’informazione può corrispondere al massimo di passività.

L’elaborazione giuridica si trova in ritardo rispetto al mutamento in atto.

Nelle più recenti riflessioni dell’Unesco il concetto di libertà di stampa sembra passare in subordine rispetto a quello di diritto all’informazione dei cittadini. Si compie quindi un significativo passo in avanti rispetto alla Convenzione europea del 1950, svincolando la professione giornalistica dalla servitù politica nei confronti di una categoria come quella di ‘sicurezza nazionale’ che negli anni ha mostrato per intero la propria natura equivoca. Al contrario, si recupera la funzione di servizio sociale del giornalismo, fondando la sua legittimità e autorità sul rapporto con il pubblico dei cittadini anziché sulla contiguità con le istituzioni: il che implica l’impegno alla tutela di valori morali comuni (pace, diritti umani, privacy). Tuttavia questo significativo mutamento di impostazione avviene all’insegna di una ricoperta del concetto di ‘informazione vera’ e di ‘dedizione del giornalista alla realtà obiettiva’, che sembra voler di nuovo tornare ad una concezione neutra del lavoro giornalistico.

Il caso italiano segue alla lontana quello statunitense..in Italia, viceversa, gli interessi del lettore in rete sono simili a quelli del lettore di stampa quotidiana e ne riflettono l’attenzione preponderante per la politica, lasciando in subordine quella per sport, cultura, tecnologia e cronaca.

Dal punto di vista della professione giornalistica, l’editoria elettronica italiana appare ancora un mondo in costruzione, ma più di 2/3 dei giornalisti intervistati affermano di utilizzare concretamente Internet per la propria attività giornalistica: soprattutto per reperire informazioni attraverso i motori di ricerca. Soltanto ¼ si dedica affettivamente al giornalismo on-line, producendo contenuti destinati ad andare in rete.

Relazione e tesi da

STORIA DEL GIORNALISMO di G.Gozzini

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