Scarcerato Gennuso – Giamblanco e Rubino. Tutti i passaggi nell’articolo!

Catania. I giudici del Tribunale del Riesame di Catania, presidente Sebastiano Mignemi, hanno annullato l’ordinanza cautelare emessa dal Giudice delle indagini preliminari Sammartino nei confronti del deputato regionale di Forza Italia, onorevole Giuseppe Gennaio, di Francesco Giamblanco e di Massimo Rubino.

Per il Collegio non ci fu nessuna compravendita di voti tra il deputato regionale e Ciccio Giamblanco, genero del boss di Avola Michele Crapula.

Smentendo la tesi dell’accusa i giudici del Riesame hanno condiviso le argomentazioni difensive illustrate dagli avvocati Antonino Campisi per il Giamblanco, Alvise Troja per il Rubino e Mario Fiaccavento e Francesco Granata per l’onorevole Pippo Gennuso.
Il Gip Sammartino, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, aveva applicato la misura cautelare della custodia in carcere a Ciccio Giamblanco e quella degli arresti domiciliari a Pippo Gennuso e al ciclista Massimo Rubino
Ai tre indagati veniva contestato il reato di voto di scambio politico mafioso aggravato dall”articolo 7 per il metodo mafioso usato nella raccolta delle preferenze.

NUOVO AGGIORNAMENTO

Per gli inquirenti è una brutta pagina di come si serve la giustizia, assolutamente da dimenticare il più presto possibile. I Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa finiscono sul banco degli imputati per avere interpretato in maniera assolutamente errate le frasi che si scambiavano Francesco Giamblanco e Massimo Rubino  mentre i due passeggiavano per le vie del centro urbano di Avola in sella alle loro biciclette. I Carabinieri che hanno ascoltato le conversazioni e che poi hanno effettuato le trascrizioni non si sono resi conto del dire scherzoso del Giamblanco per prendere in giro il Rubino, soprannominato il ciclista, che si vantava di essere un fan dell’onorevole Gennuso e che sosteneva di volerlo fare votare da tutti i ciclisti di Avola alle elezioni regionali del 5 novembre scorso. Ma non solo i Carabinieri, il Pubblico Ministero Sorrentino e il Gip Sammartino escono malconci da questa vicenda. E oltre agli inquirenti, dovranno chiedere scusa al deputato di Forza Italia il sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo, per aver sostenuto “che per Gennuso e Forza Italia la legalità sembra un optional”; il sindaco di Pachino Roberto Bruno, l’avvocato Giovanni Giuca, il Circolo del Partito Democratico di Rosolini ed il segretario provinciale dei Democratici, Alessio Lo Giudice, per avere condannato i metodi illegali cui faceva ricorso l’onorevole Gennuso ad ogni competizione elettorale: E deve pure scusarsi il giornalista d’inchiesta Paolo Borrometi, che si era vantato sul suo quotidiano online La Spia, di averlo scritto con molti mesi di anticipo che “Gennuso aveva comprato i voti, per la sua elezione all’Ars, dal gruppo mafioso di Avola fondato dal boss Michele Crapula”. Insomma per l’onorevole Gennuso è arrivato il giorno di chiedere conto e soddisfazione a investigatori, Pubblici Ministeri, tra cui lo stesso procuratore capo di Catania  Carmelo Zuccaro,e ad esponenti politici per le loro avventate e intempestive dichiarazioni con le quali lo accusavano di avere comprato, da un clan mafioso, i voti necessari per la sua rielezione a Sala d’Ercole. 

Le motivazioni del Tribunale del Riesame si conosceranno tra una quindicina di giorni. Ma già dal dispositivo si può ben sostenere che il Collegio ha ritenuto insussistente la tesi secondo la quale ci fu una compravendita di voti da parte dei tre indagati per favorire l’elezione dell’onorevole Pippo Gennuso. Già la dichiarazione di Francesco Giamblanco, 31 anni, genero del boss di Avola Michele Crapula, è stata sufficiente per far crollare l’impianto accusatorio. Giamblanco, assistito dall’avvocato Antonino Campisi, ha sostenuto di essere assolutamente estraneo ai reati che gli vengono contestati dai magistrati della Procura Distrettuale Antimafia; ha detto di non aver mai avuto rapporti con il deputato regionale Giuseppe Gennuso, di non averlo mai conosciuto, di non aver votato per lui alle elezioni regionali dei 5 novembre del 2017 e di non avere raccolto nè invitato amici, parenti e conoscenti a dare il loro voto a favore dell’esponente politico di Rosolini. Giamblanco ha sostenuto che gli inquirenti hanno preso un abbaglio riguardo alla interpretazione data alle conversazioni tra lui e Massimo Rubino, 48 anni, detto il ciclista, captate dai Carabinieri. Secondo il genero di Michele Crapula le frasi incriminate, quelle cioè in cui si fa riferimento “a cinquanta euro a voto” oppure “è santo Pippo, ora ‘a nesciri i soldi”, non sono state mai scambiate con il deputato Giuseppe Gennuso, ma le aveva pronunciate lui stesso per prendere in giro Massimo Rubino, che si vantava di essere un accanito fan del deputato regionale e che la sua intenzione fosse quella di voler invitare tutti gli appassionati delle due ruote di Avola di far votare Gennuso. Giamblanco, non solo ha negato gli addebiti, ma ha dimostrato con documenti alla mano che nè lui nè i componenti del suo nucleo familiare il 5 novembre dell’anno scorso si sono recati ai seggi elettorali. Il genero di Michele Crapula ha esibito ai giudici del Collegio il suo documento elettorale e quello della moglie e di tutti i componenti della famiglia assolutamente privi di timbro o di dichiarazione attestante che fossero andati a votare. 

Le conversazioni tra Giamblanco e Rubino sono state captate dai Carabinieri mentre i due effettuavano delle passeggiate con le biciclette. Giamblanco ha, infine, spiegato che i Carabinieri che ascoltavano si saranno resi conto del tono scherzoso e di sfottò da lui dette nei confronti del Rubino, da lui definito un millantatore, uno cioè che vantava di avere rapporti di amicizia con il deputato regionale Pippo Gennuso e di potersi fare pagare cinquanta euro per ogni voto che gli avrebbe procurato tra i ciclisti di Avola. Ma lo stesso Rubino non avrebbe mai fatto seguire i fatti al suo ventilato progetto di persuadere i ciclisti di Avola a dare il loro voto a Gennuso e che in cambio avrebbero ricevuto 50 euro a testa. Tant’è vero che, a differenza del convincimento degli inquirenti, nessuno dei quasi cinquemila elettori di Gennuso ha riferito di essere stato avvicinato da Giamblanco e da Rubino per rivolgere loro l’invito a votare l’esponente politico di Rosolini. 

Gli altri due indagati coinvolti nella vicenda giudiziaria, appunto il deputato regionale di Forza Italia onorevole Giuseppe Gennuso, 65 anni, e Massimo Rubino, entrambi sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari, hanno rinunciato a comparire innanzi al Tribunale del Riesame. Al loro posto si sono presentati i loro difensori e precisamente l’avvocato Alvise Troja per il Rubino e gli avvocati Mario Fiaccavento e Francesco Granata per l’onorevole Gennuso.

I penalisti hanno chiesto al Riesame di annullare la misura degli arresti domiciliari disposta a carico dei rispettivi clienti dal Gip Sammartino, sostenendo che Gennuso e Rubino non sono responsabili dell’ipotesi delittuosa ad entrambi contestata, quella di voto di scambio politico mafioso. I difensori hanno chiarito che l’onorevole Gennuso è assolutamente innocente e di non aver acquistato, come invece pensano i Carabinieri e il Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, le 500 preferenze raccolte nel comune di Avola. “Il nostro assistito – hanno detto gli avvocati Fiaccavento e Granata – non ha fatto promessa di regalie, di denaro e di favori a chicchessia, non si è mai rivolto a esponenti della criminalità organizzata di Avola per ottenere il consenso degli elettori avolesi e non ha conosciuto nè il boss Michele Crapula nè suo genero Francesco Giamblanco”.

Maurizio Inturri

Fonte Diario1984

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